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Comunicazione efficace:
istruzioni per l’uso
Quando parliamo di comunicazione non possiamo non citare uno dei maggiori studiosi in questo campo: lo psicologo americano Thomas Gordon, che ha insegnato metodi efficaci di comunicazione e di risoluzione dei conflitti interpersonali, sia in famiglia, che nel contesto scolastico e lavorativo. In ambito educativo egli ha condotto diversi corsi di “Parent Effectiveness Training” (tradotto in italiano: Formazione per genitori efficaci), dove egli ha insegnato a moltissimi genitori ed educatori in genere, come comunicare efficacemente con i propri figli e ragazzi.
Saper comunicare adeguatamente ed in modo democratico con gli altri è di primaria importanza per ciascun essere umano, per riuscire a creare relazioni sane, costruttive ed appaganti, rispettando sia i propri che gli altrui bisogni. Questi sono i princìpi a cui si è ispirato Gordon nel suo lavoro.
Vediamo ora quali sono le due principali competenze che, secondo questo autore, tutti noi, nei più svariati contesti relazionali, dovremmo attivare per comunicare efficacemente:
- L’ascolto attivo;
- L’uso di messaggi Io.
L’ascolto attivo
Come dice la parola, l’ascolto attivo è la capacità di ascoltare l’altro in modo “attivo”, ossia attento, aperto e non giudicante, in modo da cogliere il suo punto di vista, le sue intenzioni ed aspettative. Non si tratta quindi solo di stare zitti ed ascoltare. Ma come si ascolta in modo attivo? Questi i passi che possiamo fare:
- ascoltare in modo passivo quando l’altro ci parla. Mentre ascoltiamo non parliamo e non interrompiamo l’altro; in questo modo comunichiamo a colui che parla che siamo interessati a ciò che dice;
- inviare a chi parla delle frasi di accoglienza. “Ah, capisco” o “Ti ascolto”, sono degli esempi di frasi utili da usare, magari accompagnate da messaggi non verbali, come sorrisi, uno sguardo di interesse, cenni del capo, ad indicare che siamo attenti all’altro;
- invitare l’altro ad aprirsi ulteriormente. Si tratta di messaggi verbali che incoraggiano chi parla ad approfondire ciò che racconta, senza che l’ascoltatore giudichi o commenti quel che è stato detto. “Fammi capire meglio”, opp. “Dimmi” ecc, sono frasi-invito che stimolano una maggiore apertura dell’altro;
- riassumere, restituire e verbalizzare: si riformula il contenuto del messaggio che abbiamo appena ascoltato, dando importanza anche alle emozioni emerse. Questa fase permette a noi ascoltatori di verificare se abbiamo compreso bene il messaggio dell’interlocutore e a quest’ultimo di sentirsi accolto e capito.
- usare l’empatia, ossia la capacità di mettersi nei panni dell’altro, assumendo il suo punto di vista. Ciò ci permette di cogliere meglio anche i vissuti e i sentimenti dell’altro, giungendo ad una condivisione a livello affettivo della sua esperienza, facendolo sentire accettato, anche se egli ha idee, stati d’animo ed esperienze del tutto differenti da noi che lo ascoltiamo.
L’uso di messaggi Io
Spesso può capitare che quando parliamo con una persona, ad esempio un familiare, un amico oppure un collega e, magari, vogliamo confrontarci con lui e dirgli qualcosa che non condividiamo nel suo modo di fare, senza neppure volerlo, usiamo i cosiddetti “messaggi Tu”, ad esempio:
“Mi hai fatto arrabbiare!”
“Non dovevi scrivere quelle cose!”
“Hai sbagliato!”
Se ci riflettiamo bene, questa modalità comunicativa rischia di far sentire colui che riceve il messaggio colpevole, offeso, sbagliato, arrabbiato, e ciò crea malessere e distanza fra gli interlocutori. Questa comunicazione rischia di trasmettere all’altro il messaggio “Io sono ok, tu non sei ok”, in cui c’è un vincente ed un perdente nella relazione ed il rapporto non è alla pari.
Grazie all’uso invece dei “messaggi Io”, gli interlocutori si sentono entrambi ok; per questo Gordon chiama questo tipo di comunicazione “metodo senza perdenti”, poiché è fondata sulla parità, il rispetto e l’accettazione dell’altro; entrambi gli interlocutori non si sentono né colpevolizzati, né giudicati, e in questo modo possono sia ascoltare che esprimere i loro pensieri e bisogni l’uno all’altro, perché sanno che verranno condivisi e non giudicati.
Ma come facciamo ad usare “messaggi Io” efficaci nei vari contesti della nostra vita?
Prima lo spieghiamo e poi facciamo un esempio concreto che ci possano servire come guida da usare nella vita di tutti i giorni, quando dobbiamo affrontare una discussione o dire la nostra di fronte agli altri. Questi i passi da compiere:
- cominciamo a dire in prima persona quel che proviamo, dinnanzi al comportamento dell’altro, con una frase del tipo: “Io mi sento”;
- continuiamo a descrivere, senza giudizio, il comportamento dell’altro che ci crea disagio o che per noi è un problema: “Quando tu”;
- spieghiamo all’altro che il suo comportamento si collega all’emozione che noi proviamo, dicendo “Perché” io mi sento in quel dato modo e gli effetti su di me di tale comportamento;
- diciamo all’altro ciò che noi desideriamo: “Io desidero”.
Facciamo ora un esempio concreto di comunicazione efficace con l’uso del messaggio Io. C’è una mamma che chiede al figlio adolescente di abbassare il volume troppo alto della musica e lui non lo fa, mentre lei riposa sul divano. –> Madre: “Io mi sento arrabbiata e delusa, quando ti chiedo di abbassare il volume ed il suono rimane alto, perché non mi sento ascoltata e rispettata, ed in questo momento desidero riposarmi ”.
Come si legge, in questa comunicazione si esplicitano quelli che sono “i comportamenti inadeguati” e si dice all’altro come ci si sente in un determinato momento, senza dare un giudizio sulla persona, ma focalizzandosi sul comportamento e sulle sue conseguenze. Questa madre otterrà risultati migliori con la modalità indicata sopra, piuttosto che usare messaggi Tu, del tipo: “Non ti sopporto più!” – “Tu sei un egoista e non ti preoccupi per me” ecc. Se la madre si fosse rivolta così a suo figlio, egli si sarebbe sentito probabilmente attaccato nella sua persona e colpevolizzato e la comunicazione si sarebbe interrotta.
I 12 ostacoli della comunicazione
Gordon, nel suo lavoro di psicologo, ha identificato una serie di frasi, stili comunicativi e comportamenti che a volte, senza volerlo, le persone possono usare nei confronti degli altri e che creano, in chi li riceve, allontanamento e chiusura. L’autore li ha chiamati “Ostacoli alla comunicazione”, in quanto producono una barriera nel dialogo fra le persone.
- Dare ordini, dirigere, comandare (Es: “Smettila di…”)
- Minacciare, avvertire (Es: “Attento a te… finirà male!”)
- Fare la predica (Es: “Sarebbe meglio che tu……”)
- Consigliare, offrire soluzioni preconfezionate (Es:“Prova a fare così…”)
- Insegnare, persuadere, influenzare (Es: “I ragazzi della tua età devono agire in questo modo”)
- Giudicare, criticare (“Sei immaturo!”)
- Elogiare, assecondare troppo
- Ridicolizzare, umiliare
- Interpretare, analizzare, fare diagnosi (Es: “Lo fai perché sei gelosa di….”)
- Consolare, rassicurare, negare sentimenti (Es: “Non preoccuparti, passerà!”)
- Indagare, fare domande (Es: “Chi ti ha messo in testa quelle idee?”)
- Minimizzare, cambiare argomento, distrarre (“Non pensarci, parliamo di cose belle ora!”)



2020 Elisa Rivelti - Psicologa e Psicoterapeuta Mogliano Treviso
2020 - Elisa Rivelti - Psicologa Psicoterapeuta - Mogliano Treviso Venezia