Il copione di vita ed il cambiamento psicologico

Il copione di vita ed il cambiamento psicologico

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Reinventare la nostra vita è possibile: noi abbiamo il potere di cambiare

dott.ssa Elisa Rivelti – Analista transazionale

Eric Berne, padre fondatore dell’Analisi Transazionale, definisce il copione:

 “Un piano di vita che si basa su una decisione presa durante l’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata da avvenimenti successivi e che culmina in una scelta decisiva”.

Fin da molto piccoli (4 anni circa) noi scriviamo il nostro copione, ovvero il nostro piano di vita (script) per noi stessi. Solitamente verso i 7-8 anni esso è quasi completo e viene rivisto durante l’adolescenza.

Il copione è, secondo Berne, uno schema che ha la caratteristica di risultare limitante e rigido, non permettendoci di vivere a pieno la nostra vita, facendoci ripetere dei comportamenti disfunzionali per il nostro benessere psicologico.

Fin da piccoli noi riceviamo tutta una serie di messaggi (divieti e permessi) dai nostri genitori o da figure educative importanti (nonni, insegnanti, ecc..) che ci dicono cosa fare o non fare ed osserviamo loro stessi comportarsi in un certo modo dinnanzi ai fatti della vita. Dall’osservazione di tali modelli, dall’interazione con essi e da come noi interpretiamo tutto ciò, creiamo alcune convinzioni su noi stessi, sugli altri e sul mondo che possono perdurare nella nostra vita. Ossia noi ci progettiamo una “nostra esistenza”.

Sotto un certo punto di vista il copione è un atto creativo, perché da un lato ci porta a formare una nostra identità, dall’altro appare “limitante”, nel momento in cui ci induce ad assumere dei comportamenti disfunzionali, automatici e ripetitivi, di fronte a situazioni “trigger” (fattori scatenanti) che riattivano il copione del passato. La finalità quindi dello script è di adattarsi alla realtà per garantirsi la sopravvivenza nel mondo.

Secondo la terapeuta Fanita English tutti noi abbiamo bisogno di un copione, in quanto risponde all’innato bisogno di strutturare il tempo, lo spazio e le relazioni. Attraverso di esso, fin da piccolo un individuo può tenere insieme le sue speranze, credenze, fantasie ed esperienze, rendendo il mondo prevedibile e gestibile.

Come si forma il copione?

Una personalità sana per funzionare a pieno ha bisogno di tutti e 3 gli Stati dell’Io (vedi fig.1).

Lo stato dell’Io Genitore ci permette di adeguarci alla società e seguirne le regole.

Lo stato dell’Io Adulto è quella parte di noi che ci permette di risolvere i problemi ed affrontare la vita in modo efficace.

Lo stato dell’Io Bambino ci permette di accedere alla spontaneità, creatività e capacità intuitiva, tipiche dell’infanzia.

Genitore - Adulto - Bambino - Elisa RIvelti - Psicologa Treviso

Fig. 1 – Stati dell’Io

Nella formazione della nostra personalità e del nostro copione decisive risultano le interazioni con i nostri care-givers e la qualità di esse.

La matrice di copione, diagramma ideato dal terapeuta americano Steiner, illustra come i genitori (padre e madre), a partire dai loro stati dell’Io (Genitore, Adulto e Bambino) trasmettano dei messaggi al bambino che, a sua volta, immagazzinerà ed introietterà nel suo Io (Soggetto).

Lo vediamo rappresentato nella figura sotto:

Madre - Padre - Soggetto - Elisa Rivelti - Psicologa Mogliano Veneto Treviso

Fig. 2 – La matrice di copione

Naturalmente il copione è decisionale e si forma in base al tipo di percezione soggettiva ed elaborazione personale che il bambino farà dei vari messaggi ricevuti dai genitori e che lo porteranno a prendere delle decisioni sulla sua vita, basate però su un esame di realtà ed una forma di ragionamento tipici di un bambino.

1. Le ingiunzioni o divieti

Il termine Ingiunzioni è stato coniato dai terapeuti americani Bob e Mary Goulding, allievi di Berne.

Sono messaggi di natura normativa, dei “divieti” non-verbali, i cosiddetti “Non”, appresi fin dalla primissima infanzia dal bambino ed inviati dallo Stato dell’Io Bambino del genitore (ovvero dalla parte preoccupata, frustrata, arrabbiata o in difficoltà della madre o del padre) all’Io Bambino del figlio, che gli impediscono di fare tutta una serie di cose: es: “non saltare sulla sedia”; “non correre”; “non avvicinarti al balcone”, “non piangere”, “non fidarti”, ecc ….

Le ingiunzioni, poiché messaggi molto precoci, vengono trasmessi al bambino a livello non verbale, cioè attraverso i comportamenti ed i modi di fare dei genitori. L’effetto di questi non o limitazioni sarà quello di rendere il bambino che li riceve insicuro ed incapace di decidere ed agire autonomamente. Secondo i Goulding, però, il bambino non si adeguerebbe in modo acritico a tali ingiunzioni, molto dipende anche dal suo temperamento e da aspetti neurobiologici propri, poiché non tutti i bambini reagiscono allo stesso modo dinnanzi alle pressioni genitoriali.

Vediamo più da vicino le principali ingiunzioni.

NON ESISTERE

Rappresenta il messaggio più grave e deleterio che un genitore, o nonno, o figura educativa possa inviare al bambino. Il genitore trasmette l’idea che la nascita del bambino sia stata casuale o non voluta, o che il genitore mostri disagio e fastidio a stare col proprio figlio (ad esempio non lo prende in braccio quando piange, non gioca con lui, ecc…). Per cui il bambino svilupperà l’idea di essere di troppo o un peso, svalutando l’importanza della propria presenza al mondo.

NON APPARTENERE

Spesso è un messaggio trasmesso dai genitori che si lamentano del figlio, considerandolo “difficile”, “diverso”, “timido” rispetto agli altri bambini, creando così in lui l’idea di sentirsi escluso e non fare parte del gruppo, con difficoltà a socializzare. O magari sono i genitori stessi che hanno difficoltà ad instaurare rapporti sociali con il mondo esterno. Il rischio è che il bambino si isoli e si senta non accettato ed escluso dal gruppo o dal contesto in cui si trova.

NON CRESCERE

Questo messaggio spesso viene inviato all’ultimo figlio dal genitore, che teme di rimanere solo, scoraggiando i tentativi sani e naturali di allontanamento e crescita del bambino. Tale atteggiamento può portare il figlio in età adulta a ritardare l’uscita di casa e a non fare delle scelte in autonomia.

NON FIDARTI

Questo divieto se da un lato permette al bambino di imparare a non fidarsi in modo protettivo ed essere troppo credulone verso gli altri, dall’altro lato, se eccessivo, può portare ad una troppa sfiducia e dubbio sull’affidabilità altrui, con il rischio di nutrire dei preconcetti sugli altri, poco verificati dai fatti e derivanti da quadri mentali rigidi e precostituiti.

NON ESSERE IMPORTANTE

Questo tipo di divieto si trasmette al bambino facendogli credere che i suoi bisogni ed opinioni non hanno valore ed importanza. Ciò accade quando ad esempio il genitore non ascolta ciò che il figlio vuole dire, non lo rispecchia emotivamente e non incoraggia la sua iniziativa creativa.

Da ciò ne deriva nel bambino una immagine povera di sé, con sfiducia nelle proprie capacità assertive.

NON ESSERE INTIMO FISICAMENTE E PSICOLOGICAMENTE

Questa ingiunzione viene inviata dai genitori che hanno difficoltà a stabilire un contatto fisico o emotivo col figlio che, quando si avvicina al genitore o vuole condividere con esso le proprie emozioni, viene allontanato da quest’ultimo. Se un genitore scoraggia l’intimità fisica ed affettiva nel bambino, quest’ultimo imparerà a farlo a sua volta e, da adulto, sperimenterà probabilmente disagio nell’essere intimo e vicino a chiunque (partner, amici, figli, ecc…).

NON

Il messaggio Non, come già detto, viene trasmesso dalla parte iperprotettiva, rigida o ansiosa del genitore al figlio e tende a scoraggiare l’esplorazione creativa, la curiosità e l’iniziativa personale del bambino, creando in esso una sorta di timore nell’affrontare le novità.

NON FARCELA (NON AVERE SUCCESSO)

Questo messaggio viene trasmesso al bambino da un genitore che non gli permette di fare, sperimentare, provare ed anche sbagliare; oppure quando il genitore non accetta che il figlio sia più capace e competente di lui, o quando si aspetta troppo dal figlio nelle prestazioni, criticandolo spesso nel modo in cui esegue certi compiti.

In tal modo il bambino impara a svalutare le proprie competenze, credendosi inadeguato ed incapace, e divenendo un adulto insicuro e titubante dinnanzi alle sfide della vita, cercando spesso l’approvazione e la protezione degli altri, ritenuti più bravi e più capaci di lui.

NON ESSERE SANO

Tale messaggio si trasmette quando un genitore offre cure ed attenzioni al figlio, solo quando è malato, mentre lo ignora in circostanze normali. Spesso sono genitori immersi nelle loro faccende personali che si accorgono del bambino solo quando sta male.

Da adulta la persona cercherà affetto ed attenzioni altrui mostrandosi debole, sofferente, e bisognosa di cure.

NON PENSARE

Questa in giunzione a non pensare viene trasmessa al bambino quando il suo pensiero viene spesso interrotto o svalutato dal genitore, prima che il figlio lo possa esprimere fino in fondo. Da adulto il bambino potrà sviluppare un senso di confusione e svalutazione delle proprie capacità di pensare e di riflettere in modo critico sulle cose.

NON SENTIRE

Esprime la difficoltà della persona di essere in contatto ed ascolto delle proprie emozioni. Spesso da piccole queste persone hanno avuto genitori a loro volta anaffettivi, rigidi ed incapaci di esprimere i loro vissuti emotivi, impedendo al figlio di sperimentare ad esempio, la rabbia, la tristezza, la paura, essendo il genitore stesso a disagio con queste emozioni spiacevoli e mostrandosi, ad esempio, irritato, allontanando il figlio, punendolo o distraendolo, se manifestava tali stati d’animo. Ciò produce l’effetto di creare confusione emotiva nel bambino, il quale impara a soffocare le proprie emozioni, considerandole disdicevoli e pericolose.

NON ESSERE TE STESSO

Esso descrive la non accettazione della propria identità di genere maschile o femminile ed il desiderio di essere di sesso diverso dal proprio.

Spesso tale messaggio è trasmesso da genitori che hanno un figlio maschio, quando invece desideravano una figlia femmina o viceversa.

NON ESSERE PICCOLO

Spesso viene inviato dal genitore che si aspetta già molto dal bambino, considerandolo un “ometto” o una “donnina” fin da piccolo/a, soprattutto il primogenito, a cui viene richiesto di essere più grande, più maturo della sua età, di occuparsi del fratello o sorella minore, svalutando tutto ciò che appartiene ai bisogni tipici dell’infanzia. Tali genitori pretendono che il figlio cresca in fretta.

Divenuto adulto egli si riterrà sempre responsabile di tutto, ipercoscienzioso, poco giocoso, dandosi pochi permessi di riposare, svagarsi e divertirsi.

È chiaro che ogni genitore, quando educa ed insegna dei valori ai propri figli, fa il meglio che può per loro, agendo con le migliori intenzioni di fare del bene per il proprio bambino. Ma accade che i messaggi ingiuntivi e controingiuntivi, proprio perché inviati del tutto inconsapevolmente dal caregiver, siano dei dettami che provengono da quella parte irrisolta, in difficoltà, o sofferente di una madre o di un padre.

La buona notizia è che le ingiunzioni si possono superare e cambiare, attraverso un percorso di psicoterapia, che permette di renderle coscienti al paziente e di trasformarle da divieti, quali esse sono, nel loro opposto, cioè in PERMESSI.

Per fare alcuni esempi, chi ha introiettato l’ingiunzione “Non pensare” può imparare a darsi il permesso: “Puoi pensare con la tua testa” ed iniziare a riflettere autonomamente sulle cose, esprimere le proprie idee, fidandosi di ciò che pensa, anche se è diverso dall’opinione altrui.

Un altro esempio è dato da di chi ha inglobato l’ingiunzione “Non sentire”, che può darsi invece il permesso: “Puoi sentire a pieno le tue emozioni”, imparando a riconoscerle, esprimerle e condividerle con gli altri, anziché trattenerle o negarle.

2. Le controingiunzioni o spinte

I messaggi che provengono dallo Stato dell’Io Genitore del padre o della madre sono detti Spinte o contro-ingiunzioni. Essi sono dei dettami parentali, una specie di ordini, obblighi, trasmessi a livello verbale dai genitori e che il bambino pensa di seguire, per sentirsi ok ed adeguato, se obbedisce a tali spinte. Questi messaggi appunto“di copione” non comunicano al bambino una accettazione incondizionata, ma condizionata: “Tu sei Ok se……..”, a patto che agisca nel modo che si aspettano i caregivers.

Tutti noi ne abbiamo ricevuti dai nostri genitori, ad esempio: “Sii buono!”  “Lavora sodo” “Sii il primo della classe” .

Le controingiunzioni sono:

COMPIACI (fallo per me)

E’ una spinta che ci porta a voler compiacere ed accontentare gli altri: il proprio benessere psicologico ed emotivo è legato cioè al grado in cui il soggetto riesce a compiacere l’altro. Chi segue tale dettame fa fatica a pensare a sé, credendo che gli altri ed i loro bisogni siano più importanti dei propri. Tale atteggiamento a lungo andare può portare all’iperadattamento ed alla passività della persona.

SII FORTE

Coloro che interiorizzano tale spinta imparano ad evitare di mostrare le proprie emozioni e di lasciarsi andare, sviluppando l’idea che è preferibile non mostrarsi vulnerabili a livello emotivo.

Sono persone spesso indipendenti, che imparano fin da piccole ad arrangiarsi ed essere distaccate ed autonome. Hanno avuto dei genitori che evitavano e scoraggiavano l’espressione delle emozioni, quali gioia, dolore, ecc…, considerate inutili smancerie ed espressione di debolezza.

DACCI DENTRO (sforzati)

Chi segue tale spinta ha la convinzione che per riuscire nella vita sia necessario impegnarsi moltissimo, sforzarsi molto, anche sacrificando aree importanti della propria vita.

C’è la percezione di non fare mai abbastanza e che si debba dimostrare sempre di essere superiori o all’altezza, per paura di un possibile fallimento.

Spesso dietro a tale spinta c’è il timore del genitore che il proprio figlio fallisca, la paura che non possa farcela.

SII PERFETTO

Chi possiede tale spinta ha l’idea che si ha valore (nel lavoro, negli affetti e nelle relazioni) solo se si fanno le cose alla perfezione, curando ogni minimo dettaglio e cercando di non commettere errori, quindi pretendendo molto da sé e dagli altri.

Sono persone cresciute spesso in un ambiente familiare molto rigido e strutturato e che esigeva il massimo da loro.

SBRIGATI

Coloro che rispondono a tale spinta hanno la convinzione che debbano fare le cose in fretta e freneticamente, senza sprecare tempo ed hanno imparato, anzi, a percepire disagio nel fare le cose con calma. Parlano, mangiano ed agiscono in fretta.

Spesso queste persone hanno avuto dei genitori frenetici, che non avevano tempo per i figli, indaffarati e sempre di corsa.

3. Il programma

Il Programma consta in una serie di istruzioni trasmesse dalla parte Adulta del genitore (“Ecco come si fa a ….”) al bambino e consiste in messaggi sul “come fare” le cose e su come comportarsi ed agire nella vita di tutti i giorni. La maggior parte di questi messaggi di programma sono usati in modo costruttivo, se provengono da un Adulto sano e non problematico del genitore.

Come interviene la psicoterapia?

L’Analisi Transazionale, come metodo di trattamento, ha come obiettivo l’autonomia dal copione.

Attraverso un percorso terapeutico si può aiutare la persona a capire quali decisioni limitanti e bloccanti ha preso fin da piccola, per adattarsi alla realtà che la circondava e sopravvivere, al fine di rendersi conto che tali decisioni, se utili e sagge nel passato, oggi, nel presente, sono bloccanti, “non Adulte”, necessitano cioè di una revisione.

Ciò le consente di poter ridecidere diversamente, con scelte più adeguate alla realtà di oggi, atto che comporta spesso anche delle “resistenze” e la paura di cambiare, poiché si lasciano dei “vecchi modi di fare” che, seppur limitanti e rigidi, erano prevedibili e noti.

Ma ciò che l’individuo acquisisce alla fine del percorso è una maggiore CONSAPEVOLEZZA, SPONTANEITA’ ED INTIMITA’, come direbbe Berne, nel momento in cui si libera dal copione.

Seguendo uno degli assunti filosofici su cui si fonda l’Analisi Transazionale Ognuno decide il proprio destino e tali decisioni possono essere cambiate”, Berne spiega come noi abbiamo potere e possiamo decidere come pensare, sentire, agire e modificare i nostri vecchi schemi di comportamento.

Secondo il modello Analitico-Transazionale, centrale è il rapporto terapeuta-paziente, che diventa una relazione contrattuale, di collaborazione paritaria Adulto-Adulto, verso un obiettivo comune condiviso, in cui il paziente si impegna attivamente ed ha la responsabilità di agire il proprio cambiamento, mentre il terapeuta ha la responsabilità di usare al meglio le proprie competenze tecniche e relazionali, per accompagnarlo e sostenerlo nel suo percorso di crescita. Tale processo avviene attraverso il permesso inviato dal terapeuta al paziente di sperimentare nuovi modi di fare più salutari, offrendo protezione e fungendo da base sicura per il cliente ed, infine, mostrandosi un terapeuta potente, cioè fermo e sicuro nel lavoro con il paziente.

“La vita è come una commedia: non importa quanto è lunga, ma come è recitata”

Lucius Annaeus Seneca