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Coronavirus: quali sono gli effetti sulla psiche della seconda ondata? Come possiamo gestirla?

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Sono ormai passati 8 mesi da quando ho iniziato a scrivere delle riflessioni sulla pandemia.

(vedi l’articolo: “Lettera aperta: riflessioni di una psicoterapeuta ai tempi del Coronavirus”)

Oggi mi ritrovo nuovamente qui a fare delle considerazioni aggiuntive.

Seconda ondata: quali effetti sulla nostra psiche?

“ANSIA DA LIMBO”: così l’hanno definita gli psichiatri questa nuova forma di disagio psicologico, provocato dalla pandemia.

Il tempo con cui dobbiamo fare i conti oggi è la SOSPENSIONE del tempo stesso, l’ATTESA.

Si, è vero, il tempo scorre, ora dopo ora, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese…. ma dentro ad ognuno di noi è come se ci fosse un freno a mano tirato, trattenuto.

C’è la sospensione dei nostri progetti sociali o lavorativi per il futuro, sia a breve che a lungo termine e sullo sfondo rimane l’ATTESA che questa esperienza pandemica si chiuda, si! Perché è insito nell’essere umano il bisogno di chiudere le questioni rimaste aperte ed incompiute, attivandosi per ripristinare lo stato di equilibrio iniziale. E la questione Covid ormai è aperta da parecchi mesi ed è ancora incerto quando arriverà la scritta FINE!!

Spesso le persone con cui parlo mi dicono: “Ma quando finirà questa pandemia?” “Speriamo di toglierci di dosso la mascherina prima possibile” “Questa situazione è pesante! Basta!” “Per quanto ancora dobbiamo sopportare?”

L’arrivo della seconda ondata, dopo una pausa estiva di pseudo-normalità, dove molti di noi pensavano che non sarebbe ritornato più “il virus” o si sarebbe affievolito, confusi spesso da informazioni non chiare e contraddittorie date alla tv, ci ha messi di nuovo di fronte al nemico invisibile, ha riaperto in noi una ferita traumatica latente, che si era cicatrizzata o almeno lenita, dopo la primavera, con la ripresa delle attività.

Ora gli annunci incalzanti in tv di sempre maggiori restrizioni, con Dpcm che si susseguono uno dopo l’altro, ci scaraventa di nuovo nell’incertezza, nel dubbio, nella paura.

Ma la paura di oggi, a differenza di quella di marzo, che era scaturita in risposta ad un evento del tutto sconosciuto ed inaspettato, è diversa! Essa lascia più il posto all’angoscia, alla stanchezza, alla spossatezza, alla delusione, alla rabbia e rassegnazione verso un qualcosa che si trascina oramai da diversi mesi, con una risposta del nostro organismo ad uno stress prolungato e cronico, a cui il mondo intero è sottoposto.

Ma fortunatamente, come spiega la psicoterapeuta Isabel Fernandez (presidente Emdr Italia ed Europa) la nostra mente di esseri umani è biologicamente programmata per affrontare e superare gli eventi stressanti e guarire da ciò che lei stessa definisce “TRAUMA COLLETTIVO”.

Oggi ci troviamo di fronte ad un evento in cui l’isolamento sociale prolungato diventa pesante per noi esseri umani che siamo per nostra natura “animali da gregge”, come direbbe Roger Solomon, psicoterapeuta americano che si occupa del trauma. Per nostra natura siamo fatti per stare in connessione con gli altri, pertanto chiaro è che le restrizioni alla nostra libertà ed al nostro modo di stare assieme, non possono non avere degli effetti sulla nostra psiche.

In questo periodo, perciò, è importante che ciascuno di noi abbia la possibilità di sperimentare, esprimere e condividere con gli altri la vasta gamma di possibili emozioni che si trova a vivere: irritazione, insofferenza, rabbia, paura, frustrazione, impotenza, rassegnazione.

E se ci sentissimo vulnerabili ed in difficoltà a gestire tutto ciò, dobbiamo darci la possibilità di chiedere un aiuto psicologico per questo, onde evitare che lo stress prolungato si cronicizzi, soprattutto in chi ha vissuto in prima persona la pandemia, ammalandosi o subendo la perdita di una persona cara, o magari trovandosi in gravi difficoltà economiche o, peggio ancora, senza lavoro, come conseguenza della pandemia.

Come possiamo gestire la seconda ondata?

Premesso che la pandemia è un evento di portata mondiale che non possiamo controllare e gestire in tutto e per tutto, ciò che sappiamo è che però TUTTO CIÒ AVRÀ UNA FINE.

Intanto possiamo usare questo tempo “sospeso” come una occasione, anche se a volte faticosa e drammatica, per capire come davvero vogliamo impostare la nostra vita, a quali cose dare maggiore importanza e quali invece lasciar andare.

Ecco alcune indicazioni che possiamo seguire:

  • Manteniamo per quanto possibile le nostre routines o, laddove non fosse permesso, creiamone di nuove:

    avere dei rituali sani è un utile ancoraggio ed una base sicura e prevedibile per organizzare la nostra quotidianità e darle un senso;

  • Rispettiamo le norme igienico-sanitarie

    per proteggere noi stessi e gli altri;

  • Cerchiamo di stare in contatto con gli altri

    naturalmente con i mezzi che ci sono permessi (a distanza, telefono, internet): non dobbiamo isolarci;

  • Monitoriamo il nostro dialogo interno

    ossia il modo in cui ci rivolgiamo e parliamo a noi stessi, sempre con gentilezza ed accoglienza, arginando i pensieri catastrofici;

  • Stiamo in contatto con il nostro corpo

    ed ascoltiamo le sensazioni che esso ci trasmette, sia piacevoli che spiacevoli;

  • Evitiamo di esporci a troppa informazione mediatica
  • Non ascoltiamo notiziari o programmi che parlano della pandemia

    soprattutto prima di andare a dormire;

  • Facciamo attività fisica

    se possibile, all’aria aperta;

  • Svolgiamo attività che ci piacciono

    (cura degli hobbies, cucina, giardinaggio, ascoltare musica, ecc…);

  • Adottiamo strategie per gestire e calmare le nostre emozioni

    (respirazione, rilassamento, meditazione, Yoga ecc..) e, in caso di bisogno, non esitiamo a contattare i professionisti della salute (psicologi, psichiatri, medici) che ci possono aiutare, con appositi strumenti terapeutici di varia natura, a calmare una mente ed un corpo iperattivati ed in costante allerta, ma anche  fiaccati e spossati da uno stress ormai prolungato.

“Dalla pandemia la nostra mente può uscire più saggia e solida di prima”

Dott.ssa Elisa Rivelti