Lettera aperta
riflessioni di una psicoterapeuta ai tempi del Coronavirus
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Eccomi qui a scrivere ed a fare le mie riflessioni su questo nemico invisibile, chiamato Coronavirus.
E proprio perché invisibile, non gestibile e controllabile, ci spaventa molto.
12 marzo 2020: il coprifuoco!
Questa data la ricorderemo a lungo: “L’Italia chiude!”
La nostra vita di Italiani cambia velocemente e ci ritroviamo a casa, a dover riorganizzare spazi, tempi e relazioni della nostra quotidianità!
Incredulità, senso di meraviglia, confusione, disorientamento: “Ma sta proprio capitando a me ed alla mia comunità, all’Italia, al mondo?” questa è una prima domanda che molti di noi si sono posti.
Una miriade di emozioni contrastanti iniziamo a provare: ansia, paura, (“E se mi ammalo?”) rabbia, disgusto, tristezza (“Ho perso la mia libertà”), frustrazione, ecc…, assieme a sintomi fisici di varia natura: mal di testa, insonnia, dolori muscolari, mal di schiena, disturbi gastrointestinali.
E poi ci si è anche chiesti: “Ma perché è capitato tutto ciò?” “Di chi è la colpa?” “E adesso cosa posso fare?”
Nel frattempo alla Tv il continuo susseguirsi di racconti ed immagini forti ed inusuali di medici, infermieri e personale sanitario che rischia la propria vita dentro una tuta protettiva che rende difficili i movimenti e dietro a delle mascherine che non permettono loro nemmeno di respirare, mentre salvano vite umane.
E nelle nostre menti rimangono impresse le immagini vivide e dolorose di tutto ciò, quando fino a pochi giorni prima lo scenario era diverso.
Quello che stiamo vivendo, come mondo intero, è un evento traumatico, se pensiamo alla parola trauma, essa vuol dire “ferita”, una ferita, uno strappo, uno scossone che ha attraversato le nostre vite e quelle di coloro che non ce l’hanno fatta.
Ora, a distanza di più di un mese in cui mi ritrovo a scrivere questo articolo, ci siamo un pochino abituati ad uscire con le mascherine, i guanti, forse sentendoci strani ed un po’ goffi, a tenere le distanze di sicurezza e a stare attenti a non avvicinarci troppo ad altre persone al supermercato, in farmacia ecc…
E pensare che l’uomo è per sua natura un ANIMALE SOCIALE, come lo definiva Aristotele, che ha bisogno di altri esseri umani per vivere, vòlto al contatto, al tempo del non-contatto!!
E sappiamo anche di come i legami di attaccamento siano alla base delle relazioni umane stesse.
Non a caso, ora più che mai, tutti noi ci ritroviamo ad aver bisogno di telefonare, scrivere sms ai nostri cari, agli amici, magari a persone che non sentivamo da tempo, cioè, a “fare rete” e ad “essere connessi” gli uni con gli altri. Ciò ci permette anche di condividere, elaborare dei vissuti simili e difficili che ci accomunano ed a sentirci meno soli ed isolati.
E forse questa, se così può essere chiamata, è la lezione più grande che ci sta insegnando il virus: l’importanza delle relazioni sociali e dello “stare” con gli altri. Certo, prima che non c’era il virus, magari nemmeno ce ne accorgevamo della loro importanza.
Ora vi saluto, nella speranza che anche questa esperienza, seppur dura e dolorosa, ci insegni nel tempo ad essere più consapevoli e magari a sostituire alcune vecchie modalità di vita poco salutari, con altre più benevole per noi stessi e per gli altri.
Un augurio che ciascuno di noi possa conseguire quella che la Psicologia della Salute definisce una CRESCITA POST-TRAUMATICA (termine coniato dagli psicologi Tedeschi e Calhoun) ossia quel cambiamento psicologico positivo, in seguito ad un evento traumatico altamente sfidante e stressante, apprezzando ogni singolo giorno che viviamo, sapendoci reinventare la nostra vita.
Non tutto il male viene per nuocere e tutto si può, si deve superare
Dott.ssa Elisa Rivelti




2020 Elisa Rivelti - Psicologa e Psicoterapeuta Mogliano Treviso