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Cosa ci lascerà questa pandemia?

Tempo di lettura: 2 minuti 50 secondi

Non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì

Rita Levi Montalcini

Sono passati ormai 2 anni dall’inizio della pandemia. Su di essa molti hanno scritto, dibattuto; io stessa ho pubblicato le mie riflessioni ed un articolo in merito a ciò.

Ora mi ritrovo a scrivere nuovamente e a condividere, con chi di voi mi voglia leggere, alcuni pensieri e considerazioni, anche alla luce delle recenti indagini in campo psicologico.

Se da un lato abbiamo la scienza ed i ricercatori che molto rapidamente continuano a fare nuove scoperte per migliorare le nostre condizioni di vita, dall’altro permane nel sottofondo l’ombra dell’incertezza, la sospensione, l’attesa e facciamo i conti con i limiti stessi della medicina e della scienza di fronte a questa pandemia, per cui la domanda costante che si insinua dentro di noi esseri umani è: “Quale futuro ci aspetta?”

Dietro a tale interrogativo si cela il nuovo vissuto emotivo che si è venuto a creare nel 2021, come lo ha definito Adam Grant, psicologo della University of Pennsylvania, il languishing, il languire, tradotto in italiano, una sorta di assenza di gioia e benessere, mancanza di motivazione, rassegnazione e torpore emotivo, come esito di questo prolungato tempo di sospensione che sembra non finire mai e che avvolge molti di noi in un perenne stato di vuoto e stagnazione. Egli afferma che “è come se stessimo guardando la nostra vita da un vetro appannato”.

1^ ondata, 2^ ondata; 3^ondata, 4^ ondata… E poi? Virus, Covid, vaccini, vax, no-vax, pandemia, endemia, contagi, green-pass, tamponi, varianti, quarantena, assembramenti, lockdown, mascherine, zona bianca, gialla, arancione, rossa… queste sono le parole che rimbombano e che di continuo leggiamo e sentiamo ogni giorno, appena apriamo la tv, il cellulare, internet o un quotidiano.

Sembra strano, vero? Ma strano non lo è: il nostro cervello questi termini li ha ormai inseriti nel vocabolario della pseudo-normalità, si è adattato, assuefatto ed ha imparato a “stare” in questa situazione d’emergenza, surreale, anomala, rendendo “normali” e “routinari” comportamenti ed atteggiamenti che fin poco tempo fa non lo erano.

Quali ricadute sulla nostra psiche?

Il disagio psicologico più diffuso oggi viene chiamato “Covid-stress”, per il perdurare dell’emergenza e per la protratta stanchezza ed incertezza che tutti viviamo.

Il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, Lazzari, riferisce come si stia creando nelle persone un logoramento, ed una perdita di speranza. Con quest’ultima ondata, egli riferisce che il 45% degli italiani soffre di “stress da pandemia”, con un punteggio di stress che va da 7 a 10, su una scala di 10, quindi si colloca nella fascia più elevata.

Pertanto è stato coniato il termine “Covid-stress”: un insieme di sintomi di ansia, depressione, apatia, paura, languore, sfiducia nel futuro, senso di vuoto ed impotenza, isolamento, precarietà. Tali sintomi si erano affievoliti durante la primavera-estate, per poi risalire dall’autunno, con l’aumento dei contagi.

Come possiamo affrontare lo stress da pandemia?

Lo psicologo Grant, esperto di motivazione, parla di flow (= flusso, fluire), come antidoto per contrastare il languishing, ossia quella sensazione benevola che noi percepiamo quando siamo immersi ed impegnati in qualche compito o progetto personale, anche piccolo, che ci procuri piacere, sia solo leggere, ascoltare musica, scrivere, camminare, chiamare una persona cara,  guardare un film, cantare, cucinare, fare volontariato, ecc..

La possibilità di prefiggerci degli obiettivi propri e poterli raggiungere, ci permette di sentirci vivi e non spenti.  Anche se non possiamo modificare il contesto che ci circonda, possiamo focalizzarci sulle nostre risorse interne, mantenendo sempre un atteggiamento di accettazione e gentilezza verso noi stessi e gli altri.

Così possiamo colorare le nostre giornate, avere degli scopi, stimolare la nostra motivazione e contrastare quell’ineluttabile senso di vuoto ed apatia che oramai da due anni stiamo sperimentando.

Il mio augurio come professionista della salute mentale è che se ogni giorno viviamo a pieno la nostra vita, rimaniamo connessi con noi stessi e con gli altri, procurandoci per quanto ci è possibile benessere, riusciremo a costruire resilienza e forza nel nostro Io.

Per maggiori approfondimenti su come gestire lo stress da pandemia, invito i lettori a leggere il mio precedente articolo: “Coronavirus: quali sono gli effetti sulla psiche della seconda ondata? Come possiamo gestirla?”

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“La nostra vita è unica e preziosa: celebriamola ogni giorno!”

Elisa Rivelti