Le emozioni - Cosa sono e perché sono utili

Tempo di lettura: 3 minuti 50 secondi

Le emozioni:

cosa sono e perché sono utili.

La parola emozione deriva dal latino e-movere, cioè “portare fuori”, “smuovere”.

Tale concetto implica una tendenza ad agire.

Dal punto di vista evolutivo le emozioni sono indispensabili alleate per noi esseri umani, in quanto ci servono per sopravvivere (ad esempio, segnalandoci possibili pericoli a cui rispondere, con l’attacco o la fuga) e di soddisfare i nostri bisogni. Esse ci permettono anche di instaurare, rafforzare, come pure sciogliere, le relazioni affettive con gli altri.

Inoltre ci segnalano come stiamo in un determinato momento, se abbiamo raggiunto i nostri obiettivi e di che cosa abbiamo bisogno: esse ci predispongono all’azione, come dice lo psicologo Goleman,  orientandoci verso una direzione proficua nel superare le sfide tipiche della nostra vita.

Ad esempio la paura ci prepara a fuggire, mentre la rabbia a reagire dinnanzi ad un’ingiustizia subìta, la tristezza ad elaborare una perdita.

Cosa sono nello specifico le emozioni?

Le emozioni sono esperienze, sia mentali che fisiche, che avvengono in risposta a stimoli esterni (es: la vista di un animale feroce, una persona che ci aggredisce) o interni (immagini, ricordi, pensieri, sensazioni somatiche più o meno piacevoli). Esse implicano, secondo la maggior parte delle teorie moderne, la presenza quindi di due componenti: la mente ed il corpo. Ciò significa che, quando sperimentiamo un’emozione, ad esempio la paura, si verifica sia una reazione del nostro corpo (sentiamo accelerare il battito cardiaco, iniziamo a tremare, sudare, ecc), che della mente (ossia iniziamo a farci dei pensieri, tipo: “Adesso cosa faccio?” “Cosa mi capiterà?”), e ciò ci predispone ad agire, ossia a compiere un’azione (ad esempio fuggire dalla fonte che ci impaurisce).

Pertanto le emozioni sono processi molto complessi, formati da più componenti che si manifestano contemporaneamente ed in modo automatico.

Lo psicologo statunitense Paul Ekman ha studiato a lungo, attraverso vari esperimenti, le emozioni, e le ha suddivise in due grandi gruppi:

Emozioni primarie (di base):

sono innate ed universali, cioè presenti in tutti i popoli del mondo:

  • gioia
  • rabbia
  • tristezza
  • paura
  • disgusto
  • sorpresa
  • curiosità

Emozioni secondarie:

sono più complesse, ed hanno origine da una combinazione di quelle di base, si manifestano durante lo sviluppo della persona e delle sue relazioni sociali. Esse sono:

  • vergogna
  • invidia
  • speranza
  • gelosia
  • ansia
  • allegria
  • perdono
  • nostalgia
  • rimorso
  • delusione
  • rassegnazione
  • offesa

A cosa servono le emozioni?

Gli studi svolti nel campo delle emozioni ci dicono che, se noi esseri umani rispondiamo all’ambiente esterno ed al nostro mondo interno attraverso le emozioni, è importante che sappiamo riconoscerle, accoglierle, ed esprimerle adeguatamente, gestendole, per poter vivere la nostra vita in modo pieno e soddisfacente.

Attraverso di esse noi comunichiamo, anche inconsapevolmente, agli altri ciò che proviamo in un particolare momento (es: con il tono della nostra voce, con l’espressione facciale) e, allo stesso tempo, se osserviamo il volto o ascoltiamo il tono di voce dell’altro, possiamo capire ciò che esso prova e possiamo regolarci reciprocamente nella relazione.

La abilità di saper riconoscere, accettare, esprimere ed anche gestire i nostri vissuti emotivi viene da noi appresa attraverso le relazioni di attaccamento, più o meno favorevoli, che abbiamo fin da piccoli con le nostre figure di accudimento, chiamate caregivers (i genitori o chi si prende cura del bambino).

Oggi le ricerche neuroscientifiche evidenziano come i bambini che hanno un legame di attaccamento sicuro, sono coloro che hanno dei genitori emotivamente disponibili che han permesso ai loro figli di poter esprimere e condividere apertamente le emozioni, sia positive che negative (come la rabbia e la tristezza), sentendosi accolti ed ascoltati in modo fiducioso da mamma e papà. Questi bambini è più probabile che diventino in futuro degli adulti liberi, autocentrati e capaci di gestire i propri vissuti emotivi, sapendoli a loro volta usare in modo costruttivo nel rapporto con gli altri. Pertanto molto spesso il tipo di legame di attaccamento che si ha avuto nell’infanzia con i caregivers ci dice se sapremo o meno adattarci da adulti all’ambiente esterno che cambia e regolare le nostre emozioni, manifestandole più o meno efficacemente nei vari contesti di vita.

Gestione delle emozioni e benessere psicologico

Risulta di conseguenza molto stretto il legame fra benessere psicologico ed emozioni.

Le persone che hanno difficoltà nel sentire e/o esprimere adeguatamente le proprie emozioni, possono sviluppare disagio psicologico, sia nel caso in cui vivono delle emozioni troppo intense che sopraffanno la persona stessa (es: ansia, panico, episodi frequenti di collera), sia nel caso opposto, in cui le emozioni vengano bloccate, congelate ed evitate, con conseguente difficoltà a sentirle, riconoscerle, esprimerle. Questo ultimo tipo di condizione di “analfabetismo emotivo” è detta alessitimia (dal greco a-“mancanza”, lexis “parola”e thymos “emozione”, ossia: mancanza di parole  per esprimere le emozioni).

In questo caso specifico si verifica che, non potendo essere vissuti e verbalizzati dall’individuo, i suoi stati emotivi arrivano a manifestarsi a livello del corpo, attraverso sintomi somatici di vario tipo, dando luogo ai disturbi psicosomatici. Lì dove la mente non elabora c’è il corpo che esprime, attraverso il sintomo fisico, l’emozione bloccata.

Vediamo come, in questi casi, emerga l’importanza di un percorso psicoterapeutico che aiuti la persona a riappropriarsi in modo salutare, dei propri vissuti emotivi, spesso a partire dai segnali che le manda il suo corpo in sofferenza, al fine di per poter identificare, accogliere dentro di se ed esprimere adeguatamente all’esterno quelle emozioni “bloccate” nel corpo.

noi non possiamo vivere senza le nostre emozioni