Psicoterapia Elisa Rivelti - Mogliano Veneto - Treviso

Perché iniziare una psicoterapia?

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“Come la guida alpina non decide la mèta e non cammina al posto delle persone che accompagna, così lo psicoterapeuta si mette a disposizione delle persone in cammino per agevolare i cambiamenti nella loro vita”

Rivolgersi ad uno psicoterapeuta in un momento di difficoltà della propria vita è sempre un atto di grande forza, consapevolezza e benevolenza che la persona compie verso se stessa.

Ma spesso può succedere che il chiedere aiuto sia vissuto da chi sperimenta un disagio psicologico anche con molta vergogna, scetticismo e senso di pudore: si teme di essere giudicati e percepiti dagli altri (familiari, amici, colleghi, ecc…) come “deboli”, “matti”, “incapaci di affrontare la vita”. Il rischio che ne deriva è che, se la persona rimane legata a tali pregiudizi, non chieda aiuto, continui a stare male, pensando erroneamente che tutto passerà prima o poi, con una conseguente intensificazione dei propri sintomi (es: ansia, rabbia, irritabilità, stress, depressione, ecc…) o inutile protrarsi del disagio psicologico in generale.

Fortunatamente, negli ultimi tempi, le cose stanno cambiando e, da ciò che posso vedere io stessa, in base alla mia esperienza professionale, le persone sono diventate più consapevoli ed informate, hanno anche molta meno paura e ritrosìa nel rivolgersi ad un professionista della salute mentale.

Quando chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta?

Una persona può decidere di rivolgersi ad uno psicoterapeuta quando:

  • Sperimenta un disagio psicologico persistente, che le impedisce di svolgere le normali attività quotidiane, come lavorare, occuparsi delle faccende domestiche, dei figli, presenta insonnia, o ipersonnia, cambiamenti nell’appetito, aumentato o ridotto, ha difficoltà di concentrazione;
  • Si sono verificati degli eventi traumatici o altamente stressanti nella propria vita, quali un lutto, un incidente, una malattia, una crisi coniugale, un tradimento, una separazione, un cambiamento di lavoro, un licenziamento, un trasloco, un matrimonio, la nascita di un figlio, il subire stalking, bullismo, minacce, ecc… Questi avvenimenti potrebbero impattare sul senso di sicurezza, benessere e stabilità della persona, che potrebbe sentirsi costantemente minacciata ed in stato di allerta e, se perdurano, possono portare all’insorgenze di un Disturbo post-traumatico da stress (vedasi il mio articolo: “Il disturbo post traumatico da stress” per capire di cosa si tratta);
  • Vi sono sintomi importanti, frequenti e durevoli nel tempo, quali ansia, tensione ed inquietudine, attacchi di panico, fobie, tristezza, apatia, tendenza al pianto costanti, irritabilità o attacchi di rabbia immotivati;
  • Sono presenti difficoltà relazionali e la persona fa fatica a rapportarsi con gli altri in modo adulto, equilibrato ed assertivo, assumendo, invece, o una posizione troppo passiva e sottomessa, dipendendo dagli altri, oppure adottando un atteggiamento eccessivamente dominante, prepotente, prevaricante o manipolatorio verso gli altri;
  • Sono presenti disturbi psicosomatici, cioè malesseri fisici, a volte anche molto invalidanti che, escluse le cause mediche, non hanno una origine organica precisa, ma spesso una causa psicologica, per cui la persona attraverso il soma, cioè il corpo, esprime un disagio psichico. Alcuni esempi sono: mal di stomaco frequente, gastrite, colite, ulcera, nausea, cefalea, disturbi muscolo-scheletrici, stanchezza cronica, fibromialgia, tachicardia, dermatite, pruriti atipici, parestesie;
  • Sono presenti disturbi di personalità, ossia l’individuo adotta delle modalità di pensare, reagire emotivamente e relazionarsi agli altri ed agli eventi, che risultano relativamente rigide ed inflessibili e che causano grande malessere in chi ne soffre;
  • Sono presenti disturbi alimentari (anoressia, bulimia, abbuffate incontrollate, ecc…);
  • C’è una dipendenza o abuso di sostanze, quali alcool, droghe;
  • Vi è la presenza di una bassa autostima e scarsa fiducia in se stessi;
  • Ci può essere il desiderio di sviluppare o affinare delle particolari competenze comunicative e/o assertive, all’interno di un percorso di crescita personale;
  • Viene inviata dal proprio medico di base e/o da uno specialista che rilevano nel loro paziente delle criticità o aree di vulnerabilità, di cui a volte la persona non è consapevole a pieno, o tende a negare, sottovalutare o minimizzare.

La mia esperienza clinica

Quando una persona si rivolge a me, come terapeuta, in prima battuta, attraverso dei colloqui iniziali, accolgo ed ascolto il tipo di disagio e sofferenza che essa mi porta, analizzando assieme a lei la sua richiesta, approfondendo anche la sua storia di vita personale e relazionale, e, sempre all’interno di una relazione paritetica Adulto-Adulto, la aiuto a far chiarezza e mettere ordine dentro di sé, a dare un senso al proprio sintomo-malessere, inserendolo all’interno del quadro globale della propria vita, del proprio funzionamento psicologico e del modo di leggere se stessa, gli altri e la realtà che la circonda.

Soprattutto all’inizio invito il paziente a fermarsi a riflettere ed a chiedersi:

  1. Perché proprio adesso ho deciso di rivolgermi ad uno psicoterapeuta?

  2. Cosa sta accadendo nella mia vita (dentro e fuori di me) che mi porta a percepire un malessere ed avere bisogno di aiuto?

Un po’ alla volta, assieme al paziente, arriviamo a dare una risposta a tali domande, e pianificare un percorso specifico, “fatto su misura”, prefissando degli obiettivi condivisi di cura su cui lavorare, obiettivi che siano per la persona stessa: chiari, concreti, realistici ed osservabili!

Quindi molto importante sarà stabilire con essa un’alleanza terapeutica, una relazione cioè collaborativa, di cooperazione fra le due parti e caratterizzata da una partecipazione attiva del paziente alla propria guarigione.

Perché uno degli ingredienti fondamentali della cura è la relazione fra paziente e terapeuta, fatta di fiducia, rispetto, responsabilità reciproca e collaborazione.

Relativamente alle tecniche ed ai modelli terapeutici di intervento che io stessa propongo, concordo in itinere ed uso con i miei pazienti, rimando il lettore all’ampia sezione del mio sito: “Come lavoro”.

Voglio sottolineare a chi mi legge e pensasse di intraprendere un percorso di consulenza psicologica e/o psicoterapeutico, ma avesse ancora dei dubbi sulla validità ed efficacia della stessa, (come ho già descritto in altri miei articoli), che è stato ampiamente e scientificamente dimostrato dalle ricerche nel campo delle neuroscienze, e grazie alle tecniche di neuroimaging (risonanza magnetica funzionale e PET) come la psicoterapia, in linea generale, contribuisca a generare un maggiore benessere nella qualità della vita della persona, permettendo all’individuo di gestire meglio emozioni come ansia, panico, depressione, paura, in quanto si modificano alcuni circuiti neurobiologici ed aree cerebrali implicati nel malessere psicologico, con un effetto benefico sul metabolismo cerebrale.

Come afferma Erik Kandel, neuroscienziato statunitense, premio Nobel per la medicina e la fisiologia (2000), la psicoterapia, essendo una nuova esperienza di apprendimento, che avviene attraverso la relazione, come tutti i processi di apprendimento, produce un miglioramento e rafforzamento delle interconnessioni fra le cellule nervose del cervello, i neuroni.

Perché iniziare una psicoterapia - Elisa Rivelti - Psicologa e Psicoterapeuta a Mogliano Veneto

“Il nostro cervello è un organo plastico, in continua evoluzione, capace di plasmarsi e modificarsi ad ogni età, in risposta a nuove esperienze; le nostre esperienze avvengono in gran parte all’interno di relazioni umane: la relazione terapeutica è una di queste.”

Dott.ssa Elisa Rivelti