Tristezza, depressione e distimia - Elisa Rivelti Psicologa e Psicoterapeuta Mogliano Veneto Treviso e Venezia

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La tristezza

La tristezza (dal latino “tristis”) è uno stato d’animo che sperimenta colui che si sente addolorato, malinconico, giù di umore. Sappiamo che la tristezza rappresenta una delle sette emozioni  primarie e di base, universali, cioè comuni a tutti noi esseri umani, ben descritta dallo psicologo Paul Ekman, assieme alle altre: felicità, rabbia , sorpresa, paura, disgusto, disprezzo (Se vuoi saperne di più, vedi il mio articolo sulle emozioni).

La tristezza, seppure sgradevole ed a volte molto dolorosa, rappresenta una reazione psicologica e fisiologica adattiva ed utile, se limitata ad un certo periodo ed in risposta a circostanze particolari…mi spiego…

Tristezza - Cura psicologo e psicoterapeuta Mogliano Treviso VeneziaNoi esseri umani possiamo sentirci tristi dopo un evento spiacevole, come la perdita di una relazione importante, di una persona cara, il fallimento di un importante progetto lavorativo o di vita, una malattia (qui si parla di “lutto”, come reazione ad una perdita di varia natura).

La tristezza allora rappresenta una reazione emotiva del tutto naturale e prevedibile di fronte a tali situazioni, che si attiva quando noi percepiamo una “perdita” di qualcosa per noi importante e l’impedimento a raggiungere un determinato scopo.

Essa ci informa, attraverso dei segnali fisiologici e corporei (come il pianto o il malessere fisico), che c’è un “oggetto” perso, e per elaborare tale perdita noi abbiamo da “stare con” e  “sperimentare” anche questa emozione, permettendoci di sentirla e lasciarla uscire, finché non si esaurirà naturalmente, lenendo la nostra “ferita emotiva”, per riprendere poi la nostra quotidianità.

Il nostro cervello è programmato a livello evolutivo per fare questo e per sperimentare questa emozione.

Molte persone considerano invece la tristezza come una emozione indegna, sbagliata, socialmente inaccettabile, vissuta come indice di fragilità emotiva e debolezza, che è meglio soffocare, reprimere, nascondere e magari coprire con emozioni più positive. Pensiamo a quante volte davanti, ad esempio ad un lutto, sentiamo dire: “Sai, il parente della signora defunta è stato forte e composto e non ha pianto durante il funerale”, come se fosse implicitamente corretto nell’immaginario collettivo reagire in questo modo.

Diversi studi clinici invece ci dicono che se la tristezza viene costantemente “tappata”, evitata e negata e quindi non elaborata, a lungo andare può accumularsi nel corpo e a livello mentale, portando anche in alcuni casi alla depressione, sindrome più seria, che comporta uno stato costante e continuativo di umore basso, triste, che blocca il funzionamento dell’individuo.

La Depressione

La parola depressione (dal latino depressio- onis) indica l’atto di deprimere, cioè portare ad un livello più basso, e consiste in uno stato di abbattimento, prostrazione psichica e fisica (voc. Treccani). Nella depressione esiste un umore triste, che è associato anche a dei veri e propri cambiamenti fisiologici e mentali, che rallentano il normale funzionamento della persona.

Ma da cosa possiamo capire se siamo depressi, oppure viviamo solo uno stato transitorio di tristezza?

La depressione, detta anche Depressione Maggiore, o Depressione Clinica, è un disturbo dell’umore, diffuso fra le persone. Si stima che circa il 15% della popolazione ne soffre o può avere avuto nella sua vita un episodio depressivo. L’incidenza di questo disturbo è in aumento e l’OMS valuta la depressione come uno dei disturbi più invalidanti al mondo, con elevato costo a livello sociale.

Secondo il DSM V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, 5^ ediz.) la diagnosi di Depressione avviene se sono presenti contemporaneamente almeno 5 o più dei seguenti sintomi, quasi tutti i giorni, durante un periodo di 2 settimane (e fra essi deve esserci umore depresso e perdita di piacere ed interesse verso le normali attività quotidiane):

  • Umore depresso per la maggior parte del giorno (con senso di vuoto, angoscia e disperazione);

  • Marcata diminuzione di interesse o piacere per quasi tutte le attività per la maggior parte del tempo;

  • Significativo aumento/perdita del peso (> del 5%) e maggior o minor appetito;

  • Insonnia o ipersonnia (dormire troppo);

  • Agitazione o rallentamento psico-motorio;

  • Astenia (stanchezza cronica e perdita di energia);

  • Senso di colpa ed autosvalutazione eccessivi ed inappropriati;

  • Diminuita capacità di pensare o di concentrarsi, con indecisione costante;

  • Pensieri di morte o suicidiari.

Le cause della Depressione

Le cause della depressione spesso sono molteplici, da quelle genetiche, a quelle ambientali ed individuali. Inoltre, alcuni eventi della vita particolarmente stressanti possono aumentare la probabilità di sviluppare una sindrome depressiva, quali:

  • Lutti;

  • Divorzi, separazioni;

  • Perdita del lavoro, disoccupazione;

  • Stress elevato sul lavoro;

  • Cambiamenti importanti di ruolo;

  • Traumi ed abusi;

  • Malattie gravi e croniche;

  • Bullismo subìto a scuola;

  • Insuccessi scolastici.

Chiaro è che il rischio di sviluppare una sindrome depressiva, molto dipende dalle caratteristiche di personalità del soggetto, dalla sua storia personale, dalle esperienze di vita passate e dai comportamenti appresi, nonché da come la persona ha imparato ad interpretare gli eventi, dal livello di autostima e capacità di adattamento alle situazioni ed ai cambiamenti.

La cura della Depressione

Depressione - cos'è e come curarlaGli studi clinici mostrano come la cura di questa sindrome così complessa spesso deve avvenire a più livelli, cioè trattamento farmacologico abbinato alla psicoterapia, soprattutto nelle forme medio-gravi.

I farmaci intervengono a livello biochimico sulla trasmissione dei messaggi nervosi fra i neuroni (che sono le cellule del sistema nervoso) e vanno a normalizzare e rendere disponibili certe sostanze, dette neurotrasmettitori (quali la serotonina la noradrenalina) che appunto vengono trasmesse da un neurone all’altro a livello chimico e che si è visto essere carenti e deficitarie nei disturbi depressivi.

La serotonina regola il tono dell’umore e diverse funzioni fisiologiche, quali il ritmo sonno-veglia, l’appetito, la sessualità, mentre la noradrenalina svolge un ruolo nelle funzioni cognitive come la memoria, attenzione e concentrazione, agisce sulla motivazione e l’iniziativa e fornisce energia al corpo in caso di risposta allo stress. Nella depressione, la carenza di serotonina e noradrenalina creerebbe una condizione di alterazione di tutte quelle funzioni sopra descritte, regolate dai due neurotrasmettitori.

Oltre alla cura farmacologica, importante è anche, come detto, un intervento psicoterapico. Esistono diverse forme di trattamento psicologico: la terapia psicodinamica, che lavora sui conflitti interni della persona, cercando di capire l’origine e la causa del sintomo e collegarla alla storia dell’individuo; la terapia inter-personale, approccio che lavora sul sintomo depressivo collegandolo al contesto sociale e relazionale del paziente; la psicoterapia cognitivo-comportamentale, che permette di intervenire su convinzioni e comportamenti disfunzionali della persona, aiutandola a modificare i propri schemi di pensiero limitanti, autosvalutativi e colpevolizzanti, con altri più adattivi. Poi vi è l’approccio integrato, che anch’io adotto, il quale si avvale dell’utilizzo combinato dei vari modelli sopra descritti.

Una condizione essenziale, però, che la ricerca clinica ci indica, è che la cura della depressione sarà tanto più efficace quanto prima viene fatta una diagnosi e quanto prima la persona chiede aiuto, ed accetti di essere curata, rivolgendosi al proprio medico di famiglia o ad un professionista della salute mentale (psichiatra o psicoterapeuta).

Spesso le persone non riconoscono da subito i segni della depressione e la scambiano per malumore passeggero, o magari, una volta resesi consapevoli, la negano a sé ed agli altri, per vergogna e paura del giudizio, ed aspettano che il disturbo passi da solo, o pensano basti “forza di volontà” per stare bene. Ma in realtà, quasi mai la depressione regredisce da sola, necessitando invece di un intervento, spesso multidisciplinare.

La Distimia

La distimia - cos'è e come curarlaEsiste un’altra forma depressiva più lieve, la Distimia, o Disturbo depressivo persistente, (DSM V) che è caratterizzata sempre dai sintomi della depressione, ma più lievi e di gravità minore, seppur più prolungati nel tempo. Essi sono presenti per la maggior parte del tempo, quasi tutti i giorni, e durano per almeno due anni. La distimia ha quindi carattere più cronico e persistente, con sintomi però più lievi.

Essa può comparire fin dall’adolescenza, anche se si presenta più frequentemente  fra i 18 ed i 45 anni e spesso può insorgere anche dopo un episodio di Depressione maggiore.

In questa forma depressiva l’individuo riesce ad avere una vita sociale e lavorativa minima, ma compiendo molti sforzi e sentendosi spesso affaticato, in quanto vi è comunque un livello di umore molto basso, cupo, pessimista, con poca energia, senso di inadeguatezza, insicurezza, disistima, che può portare all’isolamento.

Pertanto la Distimia risulta limitante per la vita della persona e va quindi curata perché, se ciò non avvenisse, potrebbe sfociare nella Depressione Maggiore.

“Ho riconosciuto la felicità dal rumore che ha fatto andandosene”

Jacques Prévert